09.10.2024 

I giudici hanno specificato che l’uomo, nonostante sia stato abbagliato dal sole, non ha mantenuto la dovuta diligenza nel ridurre ulteriormente la velocità del veicolo

Un uomo è stato processato per la morte di una donna in un incidente stradale. Nello specifico, gli viene contestato di aver causato la morte del pedone in seguito a una collisione, poiché non ha rispettato i limiti di velocità imposti dal Codice della Strada. I giudici hanno stabilito che l’uomo alla guida ha urtato accidentalmente la donna, causandole lesioni fatali.

La difesa ha sostenuto che l’automobilista non ha superato i limiti di velocità e che è stato improvvisamente intralciato da un’auto proveniente in senso opposto e da un raggio solare accecante, in modo che il tragico incidente è stato un caso fortuito causato da circostanze sfortunate, incluso il fatto che la donna indossasse un vestito scuro e camminasse all’ombra di un albero. La telecamera dell’auto ha convalidato l’abbagliamento improvviso e momentaneo come fattore chiave nell’incidente.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribadito che l’abbagliamento non giustifica la condotta dell’automobilista, poiché avrebbe dovuto ridurre la velocità o fermarsi per evitare situazioni pericolose. Secondo i giudici, l’abbagliamento non esonera l’uomo dalla responsabilità penale, poiché avrebbe dovuto adottare un comportamento idoneo a garantire la sicurezza stradale. La responsabilità dell’automobilista è stata confermata anche considerando che l’abbagliamento non giustifica la mancanza di diligenza nel guidare e nel prevenire incidenti.

In conclusione, la Corte ha stabilito che l’uomo è responsabile della morte della donna a causa delle sue azioni negligenti e della mancanza di adeguata prudenza nella guida, nonostante l’abbagliamento: in tali situazioni, infatti, i conducenti devono ridurre la velocità e prendere precauzioni per evitare incidenti che possano arrecare danni a terzi (Cas. n. 36133 del 27 settembre 2024).

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